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The Trend is your friend

Siamo giunti quasi alla metà del 2023 e pare che piano piano alcune cose si stiano mettendo a posto, con la fiducia dei consumatori e delle imprese che sta ritornando a salire e soprattutto con la fame di rendimento degli investitori che sta riportando nuovo ottimismo sui mercati finanziari. Eppure, ragionando con i dati finanziari alla mano, i tassi d’interesse applicati dalle principali banche centrali mondiali vengono continuamente ritoccati al rialzo, l’inflazione resta ben al di sopra della media degli ultimi cinque anni, la liquidità resta abbastanza tirata, i fondi monetari americani stanno toccando il nuovo massimo storico della raccolta superando i 5,2 trilioni di dollari, ben al di sopra del livello dei 3 trilioni di dollari raggiunti nel 2008, all’anticamera della grande crisi finanziaria mondiale del 2008-2009.

Allora siamo poi così sicuri che tutto proceda per il meglio? E che per davvero la situazione mondiale sia indirizzata verso una sana e robusta ripartenza? Analizzando le stime sugli utili futuri delle imprese e soprattutto quelle delle autorità finanziarie di importanza rilevante come FMI o la Banca Mondiale il 2023 potrebbe essere ancora un anno transitorio, dopo i duri colpi subìti dalle economie per la pandemia sanitaria e per la guerra russo-ucraina, e che hanno lanciato due grossi allarmi: da un lato il rischio di stagflazione e dall’altro di un forte rallentamento mondiale per via del restringimento delle condizioni di finanziamento alle imprese e alle famiglie. Di solito però il trend delle borse è un buon termometro che anticipa le fasi di rialzo e di ribasso delle economie, e al momento, salvo shock improvvisi sempre possibili, pare che la tendenza principale sia tornata al rialzo, spinta anche dalla bassa volatilità, da alcune stime sugli utili societari migliori delle attese e dal sentimento degli investitori ancora lontano da un eccesso di ottimismo. Tutti questi elementi sembrano confermare che le borse possano proseguire la loro tendenza rialzista e che quindi basta assecondare il mercato nel suo percorso, ricordandosi del vecchio detto The trend is your Friend: il trend è tuo amico, inseguirlo sembra la strategia migliore. In effetti chi da gennaio in poi ha dato fiducia a questa teoria, passato il forte spavento primaverile per il fallimento di alcune banche regionali americane, ha fatto bene a riposizionarsi al rialzo.

Fatta questa premessa, se andiamo ad analizzare più a fondo questo attuale rimbalzo-ripartenza della borsa americana, di solito la più resiliente, notiamo qualcosa di profondamente anomalo e cioè che il rialzo attuale dipende da pochissimi titoli, mentre oltre il novanta per cento dei 5 mila titoli americani hanno fatto registrare in maggio dei nuovi minimi o delle quotazioni vicine ai minimi di ottobre 2022. E quindi, stando così le cose cosa possiamo aspettarci ?  E’ probabile che il trend possa continuare ancora un po’ ma poi sarà necessario che il trend rialzista venga assecondato anche dagli altri titoli per consentire al mercato azionario di continuare a salire, diversamente è anche plausibile aspettarsi un top dei prezzi e poi l’inizio di una fase almeno correttiva. Va ricordato anche che il ciclo dei 4 anni sta giungendo al suo termine, con un minimo fatto in marzo 2020 e con un possibile minimo finale entro marzo 2024 e se questo ciclo venisse ancora rispettato d’ora in poi è sempre più probabile sul mercato il rischio di un ribasso dei prezzi. Inoltre, anche a ben guardare il grafico Cape ratio di Shiller (indice calcolato dividendo il prezzo azionario di una società per la media degli utili per un periodo di dieci anni) notiamo come dal 1880 ad oggi le azioni americane risultino convenienti in termini di prezzo/utili attesi quando il valore del Cape ratio si trovava ben al di sotto del suo valore medio di venti (linea arancione) e in modo particolare nei punti di minimo, contrassegnati dai pallini verdi, corrispondenti ai grandi crolli dei prezzi azionari e con un ratio ben al di sotto del valore di dieci. Per contro, invece, ogni volta che il Cape ratio si ritrova con un valore ben al di sopra di 20 ed in modo particolare nei punti di massimo,contrassegnati dai pallini gialli, allora il mercato è a fine corsa e i prezzi possono solo scendere, per ricreare valore e renderli più convenienti. Il livello di oggi del Cape ratio è di 28 e potrebbe tranquillamente salire anche fino a 40, pari al livello pre-crash della bolla tecnologica del 2 mila che per chi come me, l’ha analizzata, vissuta e superata, sa bene che sui mercati non suona mai la campanella per farti uscire in tempo e  spesso poi durante un forte ribasso , come quello del 2000-2003 superiore al 70 per cento dai massimi, lo storytelling degli analisti e dei media è sempre il solito, quello di convincere gli investitori a stare sempre investiti o peggio ancora ad incrementare le posizioni man mano che i prezzi crollano, esponendoli di fatto solo a maggiori rischi e a stress emotivi difficilmente controllabili di fronte a una crisi duratura dei prezzi.

In casi estremi ma reali, la storia finanziaria insegna che ci si può fare anche molto male nel restare sempre investiti, come nei grandi crash del 1929, degli anni Settanta, del 1897, del 2000 e 2008. Un modo per tutelarsi dai cali improvvisi e persistenti dei prezzi azionari, che poi si trascinano con sé al ribasso tanti altri investimenti rischiosi, è di adottare una strategia dinamica e adattiva che si basi essenzialmente sulla tendenza dei prezzi e che possa far uscire in tempo dai mercati finanziari e a prezzi convenienti. Chi crede invece che i prezzi possano solo salire e che ogni ribasso sarà comunque riassorbito in poco tempo dal mercato è un investitore poco consapevole dei rischi finanziari e di quanto i mercati siano manipolati dai poteri forti e che prima o poi potrebbe mettere a repentaglio seriamente il proprio capitale. Sui mercati finanziari non bisogna mai abbassare la guardia ed è vietato sperare nel recupero dai cali significativi dei prezzi, se non si vuole essere travolti economicamente.

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