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Cash is King

Con il 2022 ci siamo messi alle spalle un anno che in campo finanziario ha fatto registrare la peggior performance negativa del mercato obbligazionario degli ultimi decenni e che ha soprattutto infranto il teorema accademico che basta diversificare il proprio patrimonio per potersi tutelare dai crash finanziari, come per esempio con il classico portafoglio bilanciato. Eppure così non è stato. Infatti, l’investitore che ha trascurato il fatto che la “droga monetaria”, iniziata nel 2010 e prolungata a dismisura per troppi anni, avrebbe prima o poi provocato delle pesanti ripercussioni socio-economiche e finanziarie, ha fatto i conti senza l’oste. E quindi chi non si è protetto anticipatamente per l’anno scorso ha dovuto soccombere e soffrire non poco o realizzare delle ingenti perdite patrimoniali, anche superiori al 20 per cento del proprio capitale. Purtroppo, poi, anche i primi mesi di questo 2023 ci stanno già regalando tante altre soprese, molte delle quali sono sempre il frutto di quella politica monetaria spericolata di cui le principali Banche Centrali mondiali si sono fatte portatrici, in modo particolare Fed e Bce.  Dicono che prima o poi i nodi vengono al pettine e in effetti anche sui mercati finanziari vale il principio sacrosanto che prima o poi tutto tende all’equilibrio. Ciò che sale troppo e a volte anche troppo velocemente, prima o poi deve fare esattamente il contrario, per tornare in equilibrio, per ricreare valore, dove prima lo avevano gonfiato. E per fare un esempio recente possiamo ricordare lo scoppio della bolla delle criptovalute e poi delle obbligazioni. Morale: sui mercati finanziari nulla cresce all’infinito, le bolle scoppiano sempre all’improvviso e se ti trovi investito allora sono dolori, se prima dello scoppio non hai saputo ripararti o allontanarti da certi investimenti, di qualunque genere. Dunque le difficoltà per chi fa l’analista finanziario o per chi deve investire il proprio denaro non mancano, nemmeno quest’anno, anche se è scontato che, se da un lato è assolutamente necessario essere preparati e competenti, dall’altro lato nessuno ha la sfera di cristallo. E allora il gioco si fa duro. Ebbene si, e anche molto duro. Di conseguenza bisogna essere in grado di vedere oltre, pensare e agire diversamente o più semplicemente adottare della valide strategie che ti possano tutelare per il meglio dai mercati ribassisti e che poi possano metterti in condizione di approfittare delle successive fasi rialziste, perché poi la ruota tornerà a girare e il passato diventerà solo storia.

Allora un modo intelligente per gestire il proprio denaro è quello di avere una strategia dinamica che segua i grandi flussi finanziari, che segua i grandi spostamenti di denaro, perché in fin dei conti il denaro si sposta, ma non si brucia. E il gioco è fatto. E così in questi primi mesi del 2023 il denaro si sta spostando pesantemente sul cash o, meglio ancora, sui migliori fondi monetari. Con questo processo, che probabilmente continuerà anche nei prossimi mesi, si  conferma il detto finanziario: cash is king, investire a brevissimo termine è da re, in attesa che prima o poi il mercato finanziario ritorni in equilibrio e che riproduca valore in altri tipi di investimenti, ancora più remunerativi. E analizzando il grafico sulla Money-Market Fund risulta ben evidente un aspetto essenziale e fondamentale. Nel corso delle ultime settimane si è assistito a un’impennata degli acquisti di fondi monetari da parte degli americani, tali da portare la masse oltre 5 trilioni di dollari. Questa situazione potrebbe essere un problema molto serio, perchè ha raggiunto il livello record di masse spostate sui fondi monetari dal 2007 ad oggi e che ha superato il livello della grande Financial Crisis 2008-2009 e quello del periodo pandemico del 2020. In effetti, per un investitore americano, stante la situazione di continua incertezza economica-finanziaria, aggravata anche nell’ultimo mese dai primi fallimenti bancari regionali, è saggio e conveniente parcheggiare il denaro al 5 per cento di rendimento sui fondi monetari, piuttosto che rischiare con altre forme più remunerative, ma molto più volatili.

E così tanti risparmiatori hanno cominciato a spostare ingenti somme di denaro, drenando liquidità dal sistema bancario americano. E questo è un grosso problema. Non a caso si sta ripresentando il rischio di liquidità che, probabilmente, è il peggiore per i mercati finanziari in quanto può provocare anche dei danni irreparabili al settore bancario, imprenditoriale e anche degli investimenti. E’ anche vero che la Fed è intervenuta per arginare la crisi di liquidità del sistema bancario, consentendo infatti alle banche più in difficoltà di prendere in prestito somme di denaro per un anno, ma nel frattempo ha anche detto che vuole continuare la sua politica di rialzo dei tassi d’interesse che potrebbe infuocare ancor di più il circolo vizioso che si è venuto a creare: salita dei rendimenti, salita dei fondi mondi monetari, aumento della crisi di liquidità per le banche e così via: il classico cane che si morde la coda. E allora tutto si concentra sull’asset class del cash e le opzioni possibili sono: a) le banche devono cominciare a remunerare meglio la liquidità, attraendo così nuovi capitali, e questo richiede di rialzare i rendimenti vicino al tasso del T-bills (titoli di stato americani entro un anno); oppure b) i tassi dei T-bills cominciano a scendere, rendendo sempre meno appetibili i fondi monetari in modo da limitare il rischio di liquidità, sperando che non sia troppo tardi. Per tornare all’analisi grafica, dobbiamo evidenziare che in passato, in corrispondenza dell’inizio del ribasso dei tassi della Fed (curva rossa), si è poi avuta un’impennata finale dei fondi monetari, come dimostrato dalle fasce in grigio del 2008 e del 2020. Quindi, se anche questa volta si dovesse ripetere lo scenario precedente, potrebbe divenire molto pericoloso per l’ ulteriore drenaggio di liquidità dal sistema bancario americano e quindi provocare un impatto importante sui mercati finanziari. Infatti, proprio nei periodi post-primo taglio dei tassi della Fed, i mercati finanziari hanno in passato anticipato un crollo importante della borsa americana. Dunque, se la storia si dovesse ripetere, sarà bene coprirsi dai ribassi delle borse mondiali prima che sia troppo tardi e forse quest’anno potrebbe tornare di moda il famoso detto: sell in may and go away (vendi a maggio e scappa). A buon intenditore, poche parole. Un sereno augurio di Buona Pasqua a tutti i cari lettori.

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