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Mercati verso una crisi profonda

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In economia e di conseguenza in finanza è benefare sempre i conti con la realtà dei fatti e affrontare confermezza i dati negativi.Da sempre, la locomotiva dell’economia mondiale è rap-presentata dall’America, percui il suo stato di salute deve preoccupare tutti gli altri stati industrializzati del mondo. Volendo giudicare e interpretare con sincerità gli ultimi dati disponibili, bisogna affermare che lo scenario a cui i mercati finanziari sono diretti è a dir poco preoccupante, naturalmente nel medio periodo, e pare che siano diretti a una crisi economico-finanziaria molto più profonda diquanto si potesse immaginare. Negli Usa la domanda relativa di beni durevoli ha accusato una flessione molto importante nel corso del mese di gennaio a causa del deteriorarsi dellasituazione finanziaria mondiale. Gli ordinativi sono infatti crollati di oltre il cinque per cento.Pertanto, il tasso di rallentamento dell’economia americana è diventato estremamente marcato e già dal mese di dicembre dello scorso anno è in caduta libera. A confermare questo stato di fatto è il valore dell’indice Ism che misura la crescita e la contrazione dell’economia: talevalore si è portato ben al di sottodella soglia dei 50 punti (soglia di allarme della crescita) e ha raggiunto i 48,4. L’economia americana è già in forte contrazione e diretta verso la recessione. Per il prossimo meeting della Fed, bancacentrale americana, il mercato sconta chiaramente un ulteriore taglio dei tassi di interesse che potrebbe addirittura essere di 0,75 basis point. Comunque vada, se anche questa mossa di politica monetaria non dovesse sortire gli effetti desiderati entro il mese di giugno, la locomotiva statunitense potrebbe fermarsi del tutto e conun ‘inflazione ancora galoppante correrebbe il rischio di cadere in una profonda crisi indotta dalla “stagflazione” ovvero di un’economia che non va e con i prezzi dei beni primari che continuano a salire. Naturalmente questo scenario non potrà poi nei mesi a venire che ripercuotersi negativamente su tutto il resto del mondo e soprattutto sul continente europeo che già comincia a soffrire per l’eccessivo apprezzamento della propria valuta. Dando uno sguardo dal punto di vista tecnico all’indice Crb delle materie prime, possiamo notare la forte e impressionante accelerazione rialzista partita nel mese di agosto dello scorso anno – proprio in concomitanza con il primo crollo delle borse – che dai 290 punti (minimo) si è spinta fino agli attuali 412 punti, ma che dovrebbe raggiungere almeno il target indicato di 430. Nel breve period non sono da escludere prese di beneficio (vendite) che riporterebbero il valore dell’indice sulsupporto dinamico, al momento situato in area 390 punti.

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