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Mercati a rischio crac mondiale

In finanza si è sempredetto che non esistono “certezze”. Gli eventi accaduti la scorsa settimana sono la prova che tutto ciò che viene prezzato quotidianamente sui mercati finanziari può cambiare anche improvvisamente, anche senza nessun tipo di segnale concreto. Il giorno 15 settembre, con il fallimento della prestigiosissima banca d’affari americana Lehman Brothers si è chiusa un’importante pagina della storia bancaria mondiale e se ne è aperta una nuova, i cui risvolti restano ancora dubbiosi. Quello che tutti gli operatori hanno potuto assistere, sempre in quei giorni, non era più una crisi finanziaria, per quanto gravissima, bensì un vero “panico assoluto”, in cui nessuno si fidava più delle banche, nemmeno gli stessi addettiai lavori, a tal punto che non esistevano compratori neppure per titoli bancari di buona affidabilità fino ai giorni precedenti, ormai vicinissimi alla scadenza naturale… Gli investitori americani, colpiti direttamente da questo tsunami finanziario, sono corsi tutti a comprare t-bills (bot americani) a 3 mesi tanto da farne scendere il rendimento intorno allo zero per cento… Non accadeva dai tempi della seconda Guerra mondiale. Per il vero, quello che ha fatto tracollare i nervi non è stato di per sé il grave fallimento della Lehman Brothers, avvenuto poi in contemporanea con il salvataggio di Merrill Lynch (comprata da Bank of America), bensì il rischio del collasso del più grosso assicuratore mondiale, l’Aig, concretizzatosi nella notte tra mercoledì e giovedì della settimana scorsa. Ormai, i mercati non davano più credibilità alle continue immissioni di liquidità da parte della banca centrale americana che, com-presa la gravità della situazione, è dovuta intervenire immediatamente con l’annuncio di un piano di salvataggio pubblico per evitare la crisi sistemica ovvero di un vero crac mondiale, che partendo dall’America avrebbe sicuramente coinvolto moltissime banche del mondo. Ma tuttoquesto era prevedibile? Se ci riferiamo al puro rischio di fallimento della Lehman Brothers, la risposta è certamente sì. Già da sei mesi, il Cds (valore del rischiodi fallimento) specifico della Lehman quotava costantemente sopra livelli allarmanti, quindi era doveroso vendere tutto anzitempo. Per il resto, invece, non c’erano segnali specifici troppo preoccupanti. Naturalmente, di fronte a questo scenario le borse hanno reagito con grandi tracolli. Analizzando così dal punto di vista tecnico il nostro indice Mibtel possiano notare il Perfetto completamento di un’inversione ribassista, già anticipata lo scorso giugno, con target in area 19.500 punti. Da quel livello, l’indice Mibtel ha avuto un’esplosione giornaliera balzando di ben 8 punti percentuali. Tuttavia, nel breve periodo, il quadro tecnico resta ancora delicato e prima di vedere una risalita più duratura sarà necessaria una fase di consolidamento intorno ai minimi. Resta sempre il fatto cruciale che il trend di lungo è ancora chiaramente impostato al ribasso e prima di parlare di inversion di tendenza passeranno tanti mesi.

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